Hearing Mass and Receiving Holy Communion
From Novena di varj / St. Philip Neri Devotions, compiled by Tommaso Pagani, 1724 Tools
Ascolterai la S. Messa, e prenderai la Comunione
Source
| Printed in | Novena di varj / St. Philip Neri Devotions |
|---|---|
| Imprint | Napoli ("NAP."), Stefano Abbate (printer: "NAP. Per Stefano Abbate"), 1724 |
| Scan | the Internet Archive copy |
| Approval | Rever. D. Christophorus Albanus Abb. S. Jan. ad Ulmum revideat, & referat Neap. 13. Sep. 1724. D. Antonius Can. Castell. Vic. Gen. / D. Petrus-Marcus Giptius Can. Dep. Attenta supradicta relatione, Imprimatur. Neap. 22. Octob. 1724. D. Petrus-Marcus Giptius Canon. Dep. Visa relatione Imprimatur; & in publicatione servetur Regia Pragmatica. MAZZACCARA REG. ULLOA REG. ALVAREZ REG. GIOVANE REG. PISACANE REG, SOLANES REG. Provisum per S.E. Neap. 19. Decemb. 1724. Ill. Miro absens. Mastellonus: PRI- Eminentissime Domine ... Datum Neap. XXI. mensis Octob. MDCCXXIV. (Albanus/Giptius letter; Benedetto XIII named as dedicatee of the work) |
| Transcription | Transcribed from the scan of the 1724 edition. |
| Rights | Public domain in the United States. |
- Saints
- St. Philip Neri
Master of the First Prayerbook of Maximilian, The Mass of St. Gregory, Hours of Queen Isabella the Catholic, about 1500. Cleveland Museum of Art.
IN tutto il tempo, che il Divin Redentore sotto povero arnese andò visibilmente scorrendo per le felici contrade della Palestina, l'impiego suo più frequente fu guarire i poveri infermi, donando a'cieci la luce, a'muti la favella, a'parlatici le forze, a'febbricitanti la sanità, ed a' defonti la vita. Qui habebant infirmos ducebat ad eum; at ille singulis manus imponens curabat; così l'avvisa S. Luca: 1 e S. Marco più diffusamente: 2 quocumque introibat in Vicos, vel in Villas, aut Civitates, in Plateis ponebant infirmos, & deprecabantur eum, ut vel fimbriam vestimenti ejus tangerent, & quotquot tangebant eum, salvi fiebant. Or quel che fece il Redentore colla sua visibile presenza a pro de'corpi, fa ora colla sua presenza Sagramentale a pro delle anime, e molte fiate a pro de'corpi ancora. Non è picciolo il numero di coloro, che essendo afflitti da malattie disperate, nel punto, che loro fu dato il Viatico del Paradiso, senz'altro rimedio, restarono interamente guariti. Entrò il Salvadore nella casa di Pietro, in cui la Suocera di lui bruciava tra le vampe di cocentissima febbre: Tenebatur magnis febribus. Ma Giesù entrandovi a visitare benignamente l'Inferma, pose tosto in fuga l'infermità, in guisa tale, che la stessa, poc'anzi gravissimamente afflitta dal morbo, si rimise in tal vigore, che potè servire alla mensa. Ibi non stat infirmitas, ne scrisse S. Pier Grisologo, 3 ubi Auctor salutis assistit. Non è dunque cosa strana, che l'Huomo appassionatamente bramoso della salute corporale, qualora giace infermo a letto, non brami la visita del medesimo Signore Sacramentato, Autore di tutta la salute?
Ma ciò, che opera più spesso Giesù Sacramentato, si è liberare le nostre anime da varj morbi spirituali, che ci cagionano l'eterna morte. Velato egli, Protofisico celeste, sotto le specie del Sacramento, illumina i ciechi di mente con un meriggio di lumi divini; rende a'sordi l'udito, facendo loro sentire al cuore le interne sue voci; monda lebbrosi, purificandogli dagli affetti sensuali; smorza le vampe delle febbri, mitigando gl'impeti dell'iracondia; raddrizza i zoppi, facendoli speditamente camminare per la via della cristiana virtù; restituisce a'muti la favella, sciogliendo loro le lingue a lodare in ogni tempo il Signore, ed edificare i Prossimi; sbandisce da'cuori i spiriti infernali, liberandoli dalle diaboliche tentazioni. Di maniera che tutte le guarigioni prodigiose, che furono visibilmente operate dal Salvadore a profitto del corpo, tutte opera giornalmente a profitto delle Anime nel Sacramento, dove tiene pronta ogni sorta di medicamento da risanarci da morbi spirituali. Così affermaci S. Ambrogio, 4 dove parlando di questo Sacramento scrisse: Panis iste quotidianus sumitur in remedium quotidianæ infirmitatis.
E vaglia il vero, che fra tanti titoli sì belli, con cui fu annunziato da' Profeti il nostro Redentore, dolcissimo è quello di Medico delle nostre Anime, che gli diè Isaia: 5 Misit me, ut mederer contritis corde; essendo egli calato in terra affin di comporre varie medicine ne' Santi Sacramenti di virtù stupenda da guarire ogni nostra insanabile infermità. Ma niuno tra'Sacramenti è di tanta virtù a curare i nostri mali, come quello dell'Altare, dove si stempera dal Signore in medicina il suo Corpo, e 'l suo Sangue per sollevarci da'mali incorsi, e preservarci ancora da' mali, che possono incorrersi. Ma acciò Noi conoscendo le nostre infermità possiamo avvalerci spesse fiate della valevole medicina composta con pari perizia, che pietà dal nostro amantissimo Medico, dobbiamo rammentarci con S. Tomaso 6 che quattro sono le potenze dell'Anima, le quali possono essere soggetti della virtù, non meno, che del vizio: L'Intelletto, la Volontà, l'Irascibile, e la Concupiscibile; e questo dopo il peccato di Adamo rimasero inferme, e malamente piagate. L'Intelletto, in cui risiede la Prudenza, restò ferito dall'ignoranza, 7 Homo, cum in honore esset, non intellexit; comparatus est jumentis insipientibus, & similis factus est illis. La Volontà, che della Giustizia è sede, restò ferita dalla malizia. 8 Dilexisti malitiam super benignitatem. L'Irascibile, in cui si ferma la fortezza restò ferita dalla debolezza 9 Multiplicatæ sunt infirmitates eorum. La Concupiscibile sede della Temperanza restò ferita dalla concupiscenza 10 Insanivit super eos concupiscentia: E quasi tutto questo fosse poco, dalle quattro mentovate piaghe, come da Seminarj, pullulan tanti altri morbi, quante sono le nostre scorrette Passioni. Ma grazie al nostro Protofisico Divino: per guarire tanti morbi, ha egli preparato nell'adorabilissima Eucaristia una efficacissima Panacèa. Corpus Christi, ce lo ricorda S. Ambrogio 11 medicina spiritualis est, quæ cum reverentia degustata, sibi devotos purificat.
E qui ammira la somma Bontà del nostro Dio, e l'arte incomparabile del Medico celeste. Benchè l'infermità sieno invecchiate in Noi, e le piaghe sieno inverminite, nulladimeno non dà bevande amare, non bocconi stomachevoli, non adopera o ferro, o fuoco, non prescrive diete; ci chiama a convito, ci dà le sue Carni, e'l suo Sangue, e distilla nell'Anima nostra il lambicco di tutte le dolcezze; nè dobbiamo invidiare la sorte del Re Ezechia ammalato a morte per un'Vlcere maligno, se visitato dal Profeta Isaia, si trovò perfettamente guarito non con altro, che con una massa di Fichi poste su la Piaga: 12 Dixit Isaias; afferte massam Ficorum, quam cum attulissent, & posuissent super Vlcus ejus, curatus est; poichè è assai più felice la nostra sorte, se coll'efficacissimo, e soavissimo Empiastro delle Carni immacolate dell'Agnello Divino nel Sagramento, noi, se vogliamo, restiamo perfettamente guariti dall'Vlcere mortale
del nostro Fomite, e della sfrenata concupiscenza radice infetta di tutti i morbi. Vlcus Regis, tanto ne scrisse l'Angelico Maestro 13 est Concupiscentia carnalis: Massa Ficorum Corpus Christi continens dulcedinem multorum bonorum ad medicinam malorum desideriorum. Quando dunque, o Fedele, ravvisi in te i tuoi mali, e le tue ferite, che fanno squarci orrendi alla tua Anima, muoviti a compassione di te medesima; ed accostati pure, con brama sincera di guarire, a ricevere nel Sacramento la medicina. Altissimus creavit de terra medicamenta, & vir prudens non abhorrebit illa. 14 Accostati pure, non differir di vantaggio, essendo troppo pericoloso ne' morbi gravi procrastinare i rimedj; accostati, ma con tal disposizione, che lasci, che una medicina cotanto efficace operi in te i suoi salutevoli effetti; 15 Numquid resina non est in Galaad? Aut Medicus non est tibi? Quare igitur non est obducta Cicatrix Filiæ populi mei? Deh, non si avveri mai di me, o mio benigno Giesù, tal lamentanza. Mi ha ridotto, è vero, a pessimo segno di miseria il mio peccato. 16 A planta pedis usque ad verticem non est in me sanitas. Ma bramando vivamente di esser guarito, ricorro a Voi, o Protofisico di Paradiso, che solo potete guarirmi.
Movetevi per tanto a pietà di quest'anima sciagurata, che ravveduta detesta le sue colpe; e degnandovi di comunicarle il vostro Augustissimo Corpo, risanatela dalle sue mortalissime piaghe, e da'suoi invecchiati malori. 17 Miserere mei, Domine, quoniam infirmus sum: sana me, Domine, quoniam conturbata sunt ossa mea. Mi arrendo a Voi, mi getto nelle vostre braccia; e quanto più mi trattate con mano soave, e con gustevoli medicamenti, tanto più diverrò contro di me rigoroso, e severo, risolvendo in questo punto di volere a vostro onore soffrire il fuoco di una rigida mortificazione, e vivere, e morire sotto il coltello di una verace penitenza.
- Luc.4.40.
- Marc.6.58.
- D.Petr.Chris.ser.18.
- D.Ambros.ser, de Sacram.c.4.
- Isaiæ 62.1.
- D.Th.1.2.q.85.a.3.
- Psal.48.
- Psal.51.
- Psal.15.
- Ezech.23.
- D.Ambros.apud D.Th.opusc.58.c.1.
- 4. Reg.20.
- D.Th.opusc.de Sacr.Alt.3.c.1.
- Eccli 38.
- Jerem.c.8.
- Isaiæ c.1.
- Psal.6.
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